Autoemoterapia senza ozono

Introduzione

Popolare, semplice, sorprendente. Sono questi gli aggettivi che mi vengono in mente per l’autoemoterapia. La pratico dai primi anni 2000, quando iniziai a sperimentarla per la cura dell’herpes simplex. La prima volta che la feci fu per un collega, che tuttora la utilizza, affetto da herpes simplex labiale. Rimanemmo entrambi sorpresi dalla velocità con cui avvenne il miglioramento, meno di 24 ore, e continuai a praticarla per quella patologia con analoghi risultati, salvo rare eccezioni.

Provai quindi la metodica su altre virosi; non ottenni risultati nell’epatite B e C, mentre nel caso di un’infermiera affetta da verruche da papova virus, l’autoemoterapia si accompagnò a un’importante reazione infiammatoria che coinvolse pressoché tutte le sedi cutanee interessate dall’affezione, con successivo distacco delle verruche. Negli anni seguenti ho continuato a praticare l’autoemoterapia per l’herpes con occasionali, incostanti riscontri di utilità nei dolori articolari di varia origine. Tutto questo fino alla primavera del 2022, quando, per circostanze che descrivo in questo link (2 Perché ho proposto l’autoemo ad A.G.), la feci per la prima volta a una mia assistita diabetica, che seguivo a domicilio, con una gravissima arteriopatia degli arti inferiori, arteriopatia che aveva già comportato una necrosi del primo dito del piede destro e altre lesioni trofiche a carico di entrambi gli arti. Il risultato ottenuto sulla lesione del polpaccio destro, per certi versi incredibile perché ottenuto in soli sette giorni (link 3 con l’articolo pubblicato su AG il 22 maggio 2022), fece gridare al miracolo i familiari e determinò, di fatto, la prosecuzione della cura.

Ad agosto 2022, sempre su questo sito, pubblicai un altro articolo sull’evoluzione del caso di AG (link 4).

 

Il risultato clinico ottenuto su AG, che a febbraio 2023 si perfezionò:

  1. a) con la rigenerazione del primo dito del piede destro (mai in passato avevo assistito alla risoluzione di una lesione necrotica distale in un paziente diabetico allettato),
  2. b) con la contestuale risoluzione delle altre lesioni trofiche degli arti inferiori,

 

e il risultato ottenuto su un’altra paziente, AR, con una piaga torpida della gamba destra che, essendo una sorta di finestra aperta sul sottocutaneo, mi permise di osservare, a un giorno di distanza dalla prima autoemo, la comparsa nella lesione di vasi arteriosi prima assenti,

 

mi portarono a pensare che l’autoemoterapia così praticata agisse anche sul microcircolo, quella circolazione, cioè, che è fondamentale per la salute perché porta ossigeno e nutrienti a tutte le cellule del corpo e rappresenta, lo ricordo, il 74% dell’intera circolazione.

Sono stati questi riscontri a determinarmi a scrivere il libro Autoemoterapia e ferite difficili (link 5 perché ho scritto Autoemoterapia e ferite difficili).

Nel libro Autoemoterapia e ferite difficili, sottolineo la novità dell’argomento di cui al titolo del volume (link  6), non avendo io trovato pubblicazioni scientifiche al riguardo, una novità che, a sua volta, ritengo riconducibile all’effetto esercitato dall’autoemoterapia sulla circolazione in toto, ovvero su macro e microcircolo.

Il volume è interamente consultabile al link 7.

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