Dottor-Domenico-Fiore
Introduzione
Col Dottor Domenico Fiore ho un debito di riconoscenza: come ho scritto in Ti porto a vedere il mare, Fiore “è stato un vero benefattore” nelle vicende di salute della mia famiglia e sento il dovere morale di contribuire a tenere una luce accesa sulla sua proposta di cura.
In questo senso sono molto felice che i familiari del Dottore abbiano deciso di mantenere attivo il sito che egli creò.
Su www.domenicofiore.it così hanno scritto:
“Il dottor Domenico Fiore è deceduto senza avere la soddisfazione di vedere avvalorate oppure confutate con studi adeguati le proprie teorie, malgrado lo abbia chiesto per anni ad università, associazioni e colleghi.
Noi familiari abbiamo deciso di mantenere i suoi studi on line a disposizione dei pazienti e soprattutto dei colleghi che volessero approfondirli e proseguirli, sperando che le ricerche di una vita non vadano perse.
Attualmente l’associazione AIBOR sta tentando di proseguire in questa direzione.
Ci auguriamo che in futuro si aprano nuove speranze per la comprensione e cura delle malattie neurodegenerative anche grazie al lavoro di nostro padre.”
È l’augurio anche mio. Venni a sapere della proposta terapeutica del Dottor Domenico Fiore attraverso un suo articolo, apparso sul numero 25 anno XXXII 15 settembre 1995 de Il Medico d’Italia, l’organo ufficiale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (link 2, 3 e 4), che per caso lessi qualche anno dopo la pubblicazione. Per Fiore, che nell’articolo in questione riporta il suo pensiero riguardo alla patogenesi della sclerosi multipla, ci sono, all’origine di questa malattia, da un lato un difetto della barriera mucociliare e, dall’altro, il conseguente passaggio in circolo di tossine della Bordetella pertussis, ciò che, naturalmente, presuppone anche la concomitante, patologica presenza del batterio nell’organismo.
Agli inizi di ottobre 2003 visitai una paziente, affetta da sclerosi multipla, cui la malattia era stata diagnosticata a giugno di quell’anno; nei mesi successivi alla diagnosi, nonostante le terapie praticate, le condizioni cliniche della paziente erano purtroppo peggiorate; le venne perciò proposto un cambio di cura, ma lei lo rifiutò. Da me venne per sentire un’altra opinione; le consigliai di recarsi a visita dal Dottor Fiore (link 5 Da Ti porto a vedere il mare).
Fiore diagnosticò un’infezione cronica da bordetella pertussis attraverso la risposta degli esami eseguiti per la ricerca degli anticorpi antibordetella (link 6) e prescrisse la cura con eritromicina. La paziente migliorò progressivamente e, quando insorsero difficoltà logistiche nella prosecuzione della cura, scrisse alla commissione per l’appropriatezza del farmaco dell’ASL competente (link 7) chiedendo di poter proseguire la terapia in atto (segnalo che, per un errore materiale, nella lettera la paziente indica la data di inizio della cura nel marzo 2003 anziché nel marzo 2004).
La risposta, che autorizzava al ritiro del farmaco presso la farmacia ospedaliera, arrivò l’1 dicembre 2005 (link 8). La paziente mi inviò la documentazione accompagnata da una breve lettera (link 9).
Oggi, seppur presente come farmaco mutuabile nel prontuario farmaceutico, l’eritromicina non è più disponibile come prodotto già pronto, sicché coloro che dietro prescrizione medica ne necessitano devono farsela preparare come medicinale galenico dalle farmacie preparatrici, mentre il test per la ricerca degli anticorpi anti-bordetella non si esegue più con le modalità discriminative di allora.
Dal punto di vista patogenetico, poi, mentre Fiore sostiene che, oltre alla pertosse, la Bordetella pertussis può avere un ruolo importante anche nell’insorgenza di diverse malattie neurodegenerative, la comunità scientifica non è di questa idea, almeno al momento.
Al riguardo, infatti, a oggi mi risulta che sono presenti in letteratura soltanto due lavori di questo tipo, uno in cui si ipotizza un possibile collegamento fra Bordetella e sclerosi multipla, un altro fra Bordetella e Alzheimer; ne riporto gli abstracts (link 10 con lavori su Sclerosi multipla e Alzheimer).
Riporto poi gli abstracts di alcuni lavori sperimentali su animali; nel primo lavoro è stata indotta l’encefalomielite autoimmune sperimentale (EAE), che è un modello privilegiato nella ricerca sulla sclerosi multipla, mediante midollo spinale omogeneizzato di cavia con o senza tossina pertussica (PT): ebbene, quando è stata utilizzata la PT, l’EAE si è trasformata in una forma recidivante-remittente e ha peggiorato i sintomi clinici; nei successivi lavori si esplorano invece i rapporti fra tossina pertussica e autoimmunità (link 11).
Chiudo questa introduzione mettendo a disposizione del visitatore la consultazione del testo di Ti porto a vedere il mare (link 12 e 13).
