Efficacia del Lisozima nell’Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio)

Nel febbraio del 1959 la prestigiosa rivista scientifica Nature pubblica un articolo sull’attività antivirale del Lisozima.[1]

Gli autori, Carlo Callerio,Rodolfo Ferrari e Giuseppe Podio, dopo aver descritto esperienze di altri fra cui quella dell’oculistaFrancesco Orzalesi, che nel 1953 hariferito di risultati veramente soddisfacenti con l’uso del Lisozima nelle cheratiti erpetiche e osservato l’inattivazione del virus erpetico in vitro,[2]concludono il loro lavoro scrivendo che il Lisozima, in dosaggi adeguati, si è dimostrato efficace nel trattamento di infezioni virali quali l’herpes simplex, l’herpes zoster, le verruche, i condilomi acuminati, le afte e le infezioni da virus vaccino.

Oggi il Lisozima è una specialità medicinale presente nelle farmacie italiane in compresse da 2 mg, 250 mg e 500 mg: le compresse da 250-500 mg sono indicate come coadiuvanti nella terapia dell’Herpes Zoster e dell’Herpes simplex a diversa localizzazione e nei processi flogistici localizzati o sistemici, mentre le compresse da 2 mg sono indicate nelle turbe dispeptiche e gastroenteriche del lattante.

Personalmente, pur esercitando la professione dal 1983, non conoscevo e non ho mai prescritto il Lisozima fino al 1993, anno in cui ho iniziato a frequentare lo studio del Professor Di Bella che, invece, lo impiegava già da molto tempo (credo abbia iniziato a prescriverlo a partire dalla prima immissione in commercio del farmaco in compresse da 250 mg).

Da allora ho potuto verificarne sia la generale utilità preventiva anti-infettiva, sia l’utilità nel corso di diverse malattie causate da patogeni, specie le virosi erpetiche: herpes simplex, varicella, herpes zoster, mononucleosi infettiva.

A giugno 2020, quando ho pubblicato “Contravirus” e, senza pretese di esaustività, ho descritto ciò che a mio avviso può essere fatto per potenziare la risposta difensiva antivirale dell’organismo, naturalmente il lisozima figurava fra le sostanze utilizzabili.[3]

Nell’estate 2020, però, è accaduto qualcosa che ha ulteriormente rafforzato il mio convincimento riguardo alle proprietà di questa sostanza e al suo ruolo terapeutico.

A metà agosto, dopo una nuotata, cominciai ad avvertire un bruciore sulla schiena. Pensai che fosse la conseguenza del contatto con una medusa, ma il giorno successivo, essendo nel frattempo aumentata la sintomatologia, osservai che sull’area sede del disturbo erano comparse le vescicole tipiche dell’herpes zoster.

Per questa patologia, fino ad allora, avevo utilizzato il lisozima a una dose giornaliera non superiore a 2,5 grammi associandolo ad altri antivirali; nel mio caso ne triplicai la dose e lo assunsi da solo.

Quarantotto ore più tardi non avvertivo più il bruciore e le lesioni erano appena visibili; la completa risoluzione del quadro clinico si perfezionò nel giorno successivo.

Qualche tempo dopo, a fine settembre, venne in studio Moreno M., un paziente di cinquantaquattro anni; aveva uno zoster a localizzazione addominale. Gli raccontai della mia esperienza; lui decise di fare la stessa terapia che avevo fatto io. Gliela prescrissi a un dosaggio giornaliero di 4 grammi: dopo tre giorni le lesioni erano sparite.[4]

Capitò successivamente che un mio assistito cinquantaduenne, Claudio R., in terapia immunosoppressiva, si presentasse da me per l’insorgenza di uno zoster localizzato sulla superficie volare dell’avambraccio sinistro. Negli anni precedenti avevo trattato sua madre, affetta da uno zoster interessante la branca oftalmica del trigemino, somministrandole il lisozima oltre a un canonico antivirale; a Claudio, tenuto conto delle esperienze di Moreno e mia, consigliai di assumere soltanto il lisozima ai soliti generosi dosaggi giornalieri.

Il risultato fu molto favorevole.[5]

Più o meno nello stesso periodo proposi la stessa terapia alla paziente di un collega che fa parte della medicina di gruppo alla quale appartengo. Era un sabato in cui ero di turno. La signora era venuta in studio per una sensazione di peso e prurito che avvertiva sulla spalla sinistra; l’esame obiettivo rivelò che si trattava di uno zoster. Il lisozima fu risolutivo anche in questa circostanza.[6]

 

L’ultimo paziente affetto da Herpes Zoster che ho avuto modo di trattare soltanto con il lisozima è stato un uomo di 94 anni. Ho utilizzato un dosaggio di 7,5 grammi die suddivisi in tre somministrazioni giornaliere.

La situazione clinica è evoluta molto favorevolmente nell’arco di circa due settimane (si veda la documentazione fotografica con relative date; il paziente non presenta alcuna algia nell’area precedentemente interessata dall’herpes).

Dr. Mauro Todisco

[1]Ferrari R., Callerio C., Podio G. (1959). “Antiviral activity of Lysozyme”, Nature. (183): 548. Testo completo: www.nature.com/articles/183548a0.pdf

[2] Orzalesi, F. (1953). “Primi tentativi di terapia di cheratiti con lisozima”. Giornale Italiano di Oftalmologia. (6):210–216.

[3] Todisco M. Contravirus, Vimarangiu, Giugno 2020, pp 37-45.

[4]Todisco M, Il Lisozima, Vimarangiu, Marzo 2021, pp 49-50.

[5]Op. cit., Todisco M. (2021), pp 50-51.

[6]Op. cit., Todisco M. (2021), pp 51-52.

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

22 AGOSTO 2021


5 SETTEMBRE 2021

16 SETTEMBRE 2021

Condividi: