Melatonina e piastrine
Introduzione
1969, Alghero Congresso della Società Italiana di Biologia Sperimentale. Il Professor Luigi Di Bella, docente di Fisiologia all’Università di Modena, comunica i risultati di una sua scoperta: nei ratti, la stimolazione elettrica delle Habenulae, due formazioni del cervello in stretta relazione anatomica e funzionale con la ghiandola pineale, determina un aumento del numero di piastrine nel sangue. Di lì a poco il Professore dimostrerà che quell’aumento è dovuto, almeno in parte, alla liberazione di una sostanza dalla ghiandola pineale: la melatonina. Dopo averne verificato su sé stesso l’innocuità, sarà il primo medico al modo a utilizzare la melatonina a fini terapeutici.
La storia della melatonina nelle cura delle piastrinopenie comincia così, col Professor Di Bella e la prima paziente piastrinopenica, una signora di Sondrio.
Da Non morirai di questo male (1995): “… Nel caso della signora di Sondrio, la situazione clinica era tale, ormai, da richiedere la splenectomia, l’asportazione, cioè, della milza. Questo organo è una delle sedi in cui maggiormente vengono distrutti alcuni costituenti corpuscolati del sangue (globuli rossi, piastrine), e si giunge di solito a consigliarne l’asportazione quando la terapia con i farmaci non è sufficiente a garantire un adeguato numero di piastrine in circolo. L‘intervento era già stato programmato, ma c’era un problema: la paziente rifiutava categoricamente di sottoporvisi. E ciò nonostante fosse informata che con la splenectomia avrebbe avuto ottime possibilità di vedere risolta la sintomatologia emorragica. Fu proprio la ferma opposizione all’intervento chirurgico a condurre la signora dal professor Di Bella. E furono la chiarezza e la semplicità del Professore a convincere questa donna giovane e tenace che avrebbe dovuto seguire quella cura assolutamente nuova.
Insieme con le ragioni che gli facevano ritenere il suo medicinale efficace, infatti, il Professore le aveva anche francamente illustrato il carattere del tutto sperimentale della sua cura.
Lei decise: sarebbe stata la prima a verificarne gli effetti. A oltre venti anni di distanza da quella decisione, diventata madre di due figlioli sanissimi, e le piastrine stabilizzatesi su valori di circa 200.000, la signora di Sondrio, avrebbe potuto dire di avere avuto ragione della sua malattia.
In seguito i casi di piastrinopenia trattati con successo si sarebbero accresciuti considerevolmente, e decine di persone sarebbero state letteralmente salvate dalla geniale scoperta del professor Luigi Di Bella.
Come Rosy Valentino, della provincia di Napoli. …”
Per quanto invece riguarda la mia personale esperienza con la melatonina per la cura delle piastrinopenie, considero un punto di svolta, una specie di re-inizio, il primo caso descritto in Storie di piastrinopenia (link 2 Il caso di E.C.). Mai prima di allora, infatti, e in modo così chiaro, lampante, ero stato testimone dell’azione antiemorragica della melatonina, dell’effetto, cioè, più importante di cui questa sostanza può essere responsabile quando le piastrine circolanti sono scarse.
Verso la fine del 2003 accadde l’altro caso che formò in maniera definitiva il mio approccio alla piastrinopenia idiopatica (link 3 la storia di Noemi).
Della mia esperienza con la melatonina nelle piastrinopenie ho parlato il 14 novembre 2020 al Congresso sul Metodo Di Bella tenutosi a Bologna (link ).
È inoltre interamente consultabile il testo di Storie di piastrinopenia al link 4.
