Sul lisozima
Introduzione
Nel 1922, sei anni prima della penicillina, Alexander Fleming scoprì nel corpo un enzima in grado di lisare i batteri; per questa proprietà lo chiamò lisozima (link 2 Come avvenne la scoperta).
Fleming tenne molto a questa sostanza; al contrario della penicillina, però, che gli procurò la fama mondiale e la riconoscenza imperitura dell’umanità, altrettanto non può dirsi che sia avvenuto per il lisozima.
Così scrisse lo scienziato nel testo che, ad ottobre del 1932, accompagnò il suo intervento sul Lisozima alla riunione della Royal Society of Medicine: “SCELGO il lisozima come soggetto di questo discorso per due ragioni, in primo luogo perché nutro un interesse paterno per il nome e, in secondo luogo, perché la sua importanza in relazione all’immunità naturale non sembra essere generalmente apprezzata.”
A oltre novant’anni di distanza la situazione non è cambiata: l’importanza del lisozima nell’immunità naturale continua a non essere generalmente apprezzata e il suo utilizzo a fini terapeutici resta veramente marginale. Ciò nonostante mai come ora, in piena epoca di aumento delle resistenze dei patogeni agli antibiotici, un miglioramento delle difese naturali dell’organismo sarebbe quanto mai auspicabile. Ho scritto Il Lisozima cardine dell’immunità naturale (link 3 Testo interamente consultabile) essenzialmente per questo: dare un contributo affinché il lisozima venga tenuto nella considerazione che merita. Nel volume descrivo anche la mia esperienza personale con l’utilizzo del solo Lisozima ad alte dosi nell’herpes zoster (link 4 Lisozima nell’herpes zoster la mia esperienza).
Nell’argomento Lisozima è anche disponibile il caso, documentato fotograficamente, di un paziente anziano trattato soltanto con alte dosi di lisozima per un herpes zoster a localizzazione toracica (link 5 caso di zoster trattato con lisozima documentato fotograficamente), e sono disponibili approfondimenti sui lavori scientifici citati nel volume (link 6).
